Alcuni ricorderanno, forse, la Net Bubble, o Dot Com Bubble. Altri, invece, la Crypto Bubble, altri ancora non hanno idea di cosa stia parlando, e forse serve avere un po’ di background a disposizione per capire cosa effettivamente sta succedendo.

Insieme alle nuove tecnologie, come ogni fase dell’umanità, sono arrivati sempre speculatori, avventori dell’ultimo minuto convinti di potersi arricchire con un piano semplice, quanto assurdamente efficace: essere i primi a lanciare soldi su una nuova tecnologia, sperando di riaverli indietro moltiplicati.

Questo è successo sin dai tempi dell’invenzione del fuoco, probabilmente, ma di esempi “recenti” ne abbiamo molti: motore a scoppio, armi da fuoco automatiche, frigoriferi, robot automatizzati delle industrie, case “green”, criptovalute, NFT. Ogni tecnologia ha avuto i suoi speculatori.

Motore a scoppio 1854
Motore a scoppio 1854, riproduzione

Nel gergo chi solitamente si entusiasma così tanto per le nuove tecnologie viene chiamato “geek”, ma quando la forma del geek assume proporzioni economiche capaci di creare collassi finanziari nell’ordine delle diverse decine di trilioni, è facile arrivare al perché non si possa utilizzare un’etichetta innocua come geek, e si passi piuttosto al termine dispregiativo “tech bros”.

I Tech Bros sono un serio pericolo per la finanza tutta. Perché fondamentalmente l’identikit del soggetto medio di questa categoria è una persona con poche o nulle obbligazioni morali, di stampo prettamente libertario, che non vede drammi etici e implicazioni morali, ma soltanto opportunità da cogliere.

Se da una parte è sano, in un’economia attiva, l’entusiasmo di quelli che si sentono “scafati”, perché siamo in una fase del capitalismo chiamata “Late Stage Capitalism” dove l’iniziativa viene perlopiù premiata a scapito della stabilità sul lungo termine, dall’altra è proprio così che si creano le bolle speculative.

E oggi, novembre 2026, il collasso della bolla IA è appena iniziato. Dalla Cina, niente di meno, dove il primo colpo lo subiscono la robotica e i chip per l’Intelligenza Artificiale.

Ai stock crash
La bolla IA scoppia in Cina — cnnnews18

Le conseguenze della bolla che scoppia

Non è impossibile capire le conseguenze di tutto questo. Le prime sono già iniziate, le famose “Price Wars”: un ribasso costante e continuo dei costi di produzione per usare le IA, per immetterle sul mercato e per adottarle nella vita di tutti i giorni. Perché ora che è finita la fase dell’innovazione, comincia la fase del “compra me che costo meno e ti offro più cose”, e chi ha studiato un po’ di marketing lo sa: non è la fase di arrivo finale, ma solo quella intermedia.

Perché poi arriveranno quelli che proporranno le cose allo stesso prezzo, praticamente identiche, ma con il caveat di essere più “sostenibili”, di essere più “eticamente responsabili”, con il GPS impostato sul punto d’arrivo “Luxury Brand”.

Per chi invece non avesse studiato marketing, il ciclo dei prodotti è sempre lo stesso: prima si cerca di comprare i propri clienti con la quantità, poi con la qualità, poi con l’etica e infine con lo status sociale del proprio brand.

Così come per il ciclo della moda e quello delle tecnologie, è un cerchio, un Ouroboros che coinvolge sistematicamente la “nuova cosa”. In inglese la chiamano “The Next Big Thing”.

The Next Big Thing stock
The Next Big Thing... e il crash

In questo scenario quasi post-apocalittico dove la lotta al cambiamento climatico diventa una lotta ideologica, invece che una corsa alle soluzioni, dove il clima politico scade in una selvaggia ascesa del populismo violento, la bolla delle IA si prefigura come la “Next Big Thing” a cui dare la colpa.

Venticinque anni fa è stata la DotCom Bubble. Poi la Crisi Finanziaria delle case (CF per gli amici) del 2008. Poi la guerra in Crimea. Poi il Covid. Ora la guerra e la bolla IA. Ogni cinque anni abbiamo un piccolo grande disastro che pare evitabile, ma siamo troppo impegnati a essere entusiasti e ignorare chiunque osi muovere una critica e mantenere un minimo di equilibrio.

Ai Bubble vs Dotcom bubble
Bolla IA vs DotCom Bubble — Capital.io

Chi ha paura degli esperti?

L’opinione degli esperti non è una cosa di cui avere paura. Non è neanche oro colato. Sono opinioni, e come tali vanno trattate: servono a comporre un quadro, una mappa concettuale con cui comprendere meglio - e prima - il futuro. Prevedere “l’imprevedibile”, che prontamente si rivela piuttosto facile da capire prima che crei problemi.

Il punto quindi non è più “prevedere quando la bolla scoppierà e causerà l’ennesimo collasso economico globale”, perché per quello già abbiamo i Paesi che si preparano a una guerra per le risorse. UK e Giappone hanno già fatto dei test per scarsità di approvvigionamento, in Italia stiamo affrontando uno dei carovita più devastanti dai tempi del cambio Lira/Euro. Il solito fallimento governativo della destra italiana, a cui ormai siamo abituati e da cui ancora non riusciamo a scappare nonostante “l’opinione degli esperti”, è solo una parte del problema.

Ciò che ci rimane in mano, quello a cui dobbiamo pensare, è l’ora e adesso: siamo pronti a smettere di essere gli Ultras della “Next Big Thing” e cercare la stabilità a lungo termine? O continueremo a essere eterni adolescenti a caccia della dose quotidiana di dopamina della nuova tecnologia del momento?

Diventare adulti è difficile. Come società, però, è necessario. Anche quando di mezzo c’è sempre il nuovo giocattolo con cui emozionarsi.